sabato 20 aprile 2019

Dove il destino non muore di Elisabetta Cametti - Review Tour

Buongiorno a tutti lettori e benvenuti, parliamo di Dove il destino non muore di Elisabetta Cametti, edito da Cairo (al prezzo di 6.99 euro in digitale e di 18.90 euro in cartaceo - potete acquistarlo QUI).


Il guardiano dei Musei nazionali delle residenze napoleoniche sa che la sua vera identità è stata scoperta. Stanno venendo a prenderlo. Ma non si farà catturare vivo, perché quello è l'epilogo di un piano scritto anni prima. L'eredità di Napoleone è in pericolo, e lui è pronto a trasferirla nelle mani della bambina che ha visto crescere. Katherine Sinclaire, però, è all'oscuro di tutto. Sta presentando il suo ultimo bestseller a Roma, in un auditorium gremito di gente, e non può nemmeno immaginare che nei ricordi delle vacanze all'Isola d'Elba si nascondano le risposte ai più grandi interrogativi della storia. Sullo sfondo, due società segrete che da duecento anni si contendono la supremazia sulla verità. La prima, voluta da Napoleone stesso per proteggere le scoperte archeologiche che hanno costellato le sue imprese. L'altra è una delle organizzazioni più influenti al mondo. Al centro, il mistero della campagna d'Egitto. Katherine si lascerà coinvolgere in una cospirazione, i cui risvolti potrebbero mettere in discussione il corso della storia e le convinzioni acquisite sulle civiltà più antiche. E quando penserà di avere decifrato tutti gli enigmi che via via le si sono presentati, si troverà intrappolata in uno sconvolgente intrigo familiare: l'inizio di un nuovo viaggio che la porterà lontano, in un futuro senza segreti nel passato. Là dove il destino non muore.

 Leggendo la trama di questo romanzo sono rimastra estremamente affascinata e volevo assolutamente leggerlo. Dove il destino non muore è un thriller fantasy, insomma, unisce i miei due generi preferiti e lo fa in maniera impeccabile. 

Il romanzo è il terzo di una serie dedicata a Katherine Sinclaire, ma io non ho letto i precedenti e non ho avuto molti problemi a districarmi nella storia, nonostante ci fossero alcuni riferimenti alla storia narrata nei precedenti volumi. Katherine è a Roma quando le viene annunciato del suicidio di suo zio Theodore sull'isola d'Elba. Sarà in quel momento che comincerà l'avventura della nostra scrittrice, che cercherà di risolvere il mistero che si nasconde dietro la morte di suo zio seguendo gli indizi che lui ha disseminato per lei. A contrastare le sue indagini ci sarà un'associazione segreta, rimasta nascosta per secoli, la quale sta cercando i segreti che Theodore custodiva.

La trama è molto fitta e piena di dettagli e devo fare i complimeti all'autrice perchè è riuscita a gestire i diversi elementi al meglio. La parte fantasy del romanzo si mescola alla perfezione con quella thriller e i due elementi non vanno mai a cozzare tra di loro all'interno della narrazione. 
Mi è piaciuto molto l'elemento fantasy che è stato introdotto dall'autrice e che, presumo, era anche uno degli elementi portanti degli altri due precedenti romanzi. Ciò che ha creato, i guardiani della storia, sono affascinanti nella loro unicità ed è davvero molto intrigante scoprire le dinamiche nelle quali sono coinvolti. 

Per quanto riguarda la parte thriller, ci troviamo difronte a una serie di misteri da risolvere, primo fra tutti il suicidio di Theodore e poi una serie di cose collegate alle due associazioni che sono dietro alla maggior parte degli avvenimenti che leggiamo nel romanzo. Anche il modo in cui vengono descritte le coalizioni, la loro organizzazione e la loro fisionomia sono molto dettagliati e davvero ben strutturati, si nota il lavoro che c'è dietro la stesura di questo romanzo che ha sicuramente richiesto una buona conoscenza non solo della storia e dell'arte, ma anche della storia politica degli scorsi secoli e di quello presente. 

I personaggi mi sono piaciuti, non tutti perchè ce ne sono stati alcuni che non mi hanno proprio fatta impazzire, ma Katherine con la sua determinazione e il suo intuito ha acquisito il posto di mio personaggio preferito del romanzo sin dal primo capitolo. 

Lo stile dell'autrice è molto scorrevole, il romanzo si legge che è una bellezza sia per via della trama piena di misteri e intrighi, sia per via dello stile semplice e lineare dell'autrice che rende la lettura davvero molto piacevole.  

Insomma, ho apprezzato molto questo romanzo e penso che recupererò i suoi precedenti perchè la storia di Katherine mi ha incuriosita e sorpresa e sono molto felice di aver trovato un bel thriller fantasy italiano!

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di farlo?
 Al prossimo post,
Nali <3 

venerdì 19 aprile 2019

Goya Enigma di Alex Connor - Recensione

Buongiorno  a tutti lettori e benvenuti, oggi parliamo di Goya Enigma di Alex Connor, edito Newton Compton (al prezzo di 12.00 euro in cartaceo e di 2.99 euro in digitale - potete acquistarlo QUI ).


La testa di Francisco Goya venne rubata dalla tomba in seguito alla sua morte. Nessuno ha mai saputo che fine avesse fatto. Fino a ora. Quando Leon Golding entra in possesso del cranio perduto del più famoso pittore spagnolo, è euforico. Ha dedicato la sua vita a risolvere il significato delle ombre nei dipinti di Goya. Finalmente la sua pazienza sarà premiata e il mondo dell’arte lo riconoscerà come uno tra gli studiosi più influenti del grande artista. Il fratello di Leon, Ben, un chirurgo plastico del Whitechapel Hospital di Londra, teme invece che stia per avere un’altra delle sue crisi o che non prenda regolarmente le sue medicine. Pur di vedere riconosciuta la sua straordinaria scoperta, Leon si è rivolto ad alcuni dei critici d’arte più famosi al mondo. E, proprio a causa del suo entusiasmo per l’autenticazione del cranio, la notizia è trapelata e ha attirato parecchia attenzione. Quello che Leon e suo fratello Ben non sanno è che qualcuno è disposto a tutto pur di mettere le mani sul reperto più prezioso mai venuto alla luce di tutta la storia dell’arte.

E' ufficialmente iniziato il mio periodo thriller/mistery/true crime e adesso non mi ferma più nessuno, sappiatelo. 
Quando mi è stata proposta la lettura di Goya Enigma, un romanzo thriller che parla di un pittore che mi ha sempre affascinato, sin da quando l'ho studiato al liceo non ho potuto fare a meno di gettarmici subito, perchè la storia si prospettava interessante e l'argomento aveva il 99% delle probabilità di piacermi e appassionarmi, e non mi ha affatto delusa. 

La storia narrata è quella del ritrovamento del teschio di Goya, sparito molto tempo fa quando il corpo dell'artista era seppellito in Francia, luogo della sua morte. Dopo il ritrovamento si verificheranno una serie di omicidi che saranno tutti direttamente collegati. Ben e Leon Golding si troveranno al centro dell'intrigo e mentre Leon cercherà di risolvere il mistero delle Pitture nere, Ben farà di tutto per proteggere suo fratello da se stesso e dall'esterno. 

Sin dal primo capitolo ho capito che questo romanzo faceva per me. In parallelo alla storia di Ben e Leon ci viene narrato ciò che avveniva nella Quinta del Sordo quando Goya vi viveva e vi dipingeva le Pitture nere, le ultime delle sue opere e anche le più oscure della sua produzione artistica. Il romanzo è riuscito, a mio parere, a conciliare magnificamente i suoi elementi thriller e quelli storico-artistici approfondendo in maniera molto efficace la storia di Goya e non solo, nonostante la parte thriller sia un po' carente dal punto di vista dell'originalità. Ho apprezzato molto il libro e mi sono ritrovata a leggere freneticamente per riuscire a capire cosa sarebbe successo in seguito e come si sarebbero evolute le vicende. 

I personaggi sono molto realistici, quasi fosse persone vere delle quali si stanno narrando le vere storie. Sono tutti caratterizzati molto bene, Leon con la sua instabilità mentale, Shaw con il suo atteggiamento ostile e la paura per la sua condizione, Ben, che farà di tutto per proteggere chi ama, anche a costo di rischiare la sua vita e tanti altri personaggi le cui vicende si intrecciano non solo le une con le altre, ma anche con quelle del più celebre pittore Spagnolo del XIII-XIX secolo, Goya. 

Il testo presenta una serie di teorie che dimostrano lo studio che vi è dietro, Alex Connor, infatti, si è documentato in maniera molto approfondita non solo sulle Pitture nere, ma anche sugli studi che vi sono stati fatti e sulla vita di Goya. Le teorie da lui proposte potrebbero sembrare molto valide e devo dire che mi hanno convinta, nonostante io non sia una grande esperta di Goya e delle sue opere. 

Dal punto di vista dello stile, il romanzo presenta un ritmo incalzante ed uno stile di scrittura abbastanza semplice e lineare, senza troppi fronzoli per non forzare troppo la mente del lettore che si trova già dinanzi ad una serie di misteri e alle analisi sulle pitture nere, faccende già abbastanza oscure di per sè. Non mi è affatta dispiaciuta la scelta stilista e dopo aver letto questo romanzo voglio recuperare altri romanzi di Connor. 

Insomma, Goya enigma è un romanzo davvero ben scritto e ben organizzato, un ottimo thriller a sfondo storico-artistico che vi consiglio se vi interessa il genere e se volete leggere qualcosa di interessante e che vi sveli lati della storia di un artista del calibro di Goya che probabilmente non conoscereste altrimenti. 

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di farlo?
Al prossimo post,
Nali <3

martedì 16 aprile 2019

Sahaam di Elena Toma - First Impression

Buongiorno lettori e benvenuti, oggi parliamo del primo volume di Sahaam di Elena Toma, un fumetto italiano edito Kasaobake (al prezzo di 6.90 euro in cartaceo). 





Mentre si preparava ad affrontare l'Arukash - prova che determina il passaggio dalla fanciullezza alla vita adulta - il giovane Sokar non aveva la minima idea di quanto quella notte la sua vita sarebbe cambiata. Un male remoto giace silente nel mondo e un'antica razza è in grado di richiamarlo: le ultime due Helian rimaste, sfruttando una particolare combinazione astrale, riescono a evocare una misteriosa entità di nome Luneo, grazie al cui potere potranno riprendere la loro opera interrotta 17 anni prima. Questa è la notte delle due lune di sangue e sarà il piccolo villaggio di Sokar a patirne le conseguenze.

Quando hai perso tutto, rimane solo una cosa da fare: ottenere vendetta!

 Sahaam è un fumetto che mi ha sorpresa, non mi aspettavo che mi avrebbe presa così tanto e non mi aspettavo una storia di questo genere. 

La storia è ambientata a Sahaam, un pianeta in un altro sistema solare sul quale, un tempo, vivevano due popolazioni, gli Helian e i Garian. Dopo una feroce lotta i Garian sono rimasti a governare il pianta e gli Helian si sono estinti. O almento questo è quello che credevano tutti, sino a quando un terremoto seguito da un fascio di luce nei pressi del villaggio di Sokar non provoca numerose morti e mette in allerta il capo villaggio e uno dei Majian. 

La storia mi è piaciuta molto, originale e ben sviluppata. Nonostante io abbia letto solo il primo volume, ho un quadro generale abbastanza ampio delle vicende e sono molto curiosa di scoprire come si evolveranno. Ho apprezzato il Worldbuilding, che ci viene anche spiegato in maniera più approfondita alla fine del volume, e il sistema magico, nonostante questo sia solo vagamente accennato, si prospetta molto promettente.

Per quanto riguarda i personaggi, li ho trovati tutti ben caratterizzati, sopratutto Sokar, un diciassettenne che vuole vendicare la sua gente e che, per questo, fa di tutto pur di scoprire cosa sia successo. Nonostante Sokar sia un personaggio abbastanza clichè, l'ho trovato davvero calzante nella storia. Gli altri personaggi sono tutti più o meno interessanti, ma poco sviluppati in questo primo volume in cui si è cercato di dare più spazio al protagonista e alle vicende che hanno portato sino al momento del terremoto.  

Dal punto di vista delle tavole, lo stile della Toma non è tra i miei preferiti, il suo è un tratto marcato che, molto spesso, diventa abbastanza confusionario, ma questo non rovina affatto l'esperienza di lettura del volume perchè la scelta stilistica è adatta al tipo di storia narrata, violenta e piena di avventura. 

Come primo volume devo dire che mi ha incuriosita e catturata, l'ho terminato in pochissimo tempo e ora voglio sapere cosa succederà nei prossimi volumi. Ve lo consiglio se cercate un bel fumetto italiano che non tenti di imitare lo stile giapponese e che abbia una trama abbastanza originale e interessante.

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di leggerlo?
Al prossimo post,
Nali <3

lunedì 15 aprile 2019

La cartella del professore di Kawakami Hiromi - Recensione

Buongiorno a tutti e benvenuti, oggi parliamo di La cartella del professore di Kawakami Hiromi edito Einaudi (al prezzo di 18.50 euro in cartaceo e di 9.99 euro in digitale - potete acquistarlo QUI).


Tsukiko ha poco meno di quarant'anni. Vive sola, e dopo il lavoro frequenta uno dei tanti piccoli locali di Tòkyo dove con una modica spesa si possono mangiare ottimi manicaretti e bere qualche bicchiere di birra o di sake. E un'abitudine molto diffusa fra gli uomini della metropoli, meno fra le donne. In una di queste occasioni incontra il suo insegnante di giapponese, che riconosce, malgrado i tempi del liceo siano ormai lontani, quando lo sente ordinare le stesse pietanze. Tsukiko e il prof, come lei lo chiama, iniziano a parlare e trovano subito un'intesa nella loro passione per il cibo. I tanti manicaretti della delicata cucina giapponese accompagnano gli incontri mai programmati, ma non per questo meno frequenti, di due persone cosi diverse eppure simili nella quieta accettazione della propria solitudine, e ogni incontro rappresenta un impercettibile avvicinamento, serve a chiarire dubbi e fraintendimenti. Ma la donna fatica a trovare una sua dimensione adulta, e il professore - che è vedovo e ha settanta anni - non riesce a uscire dal suo passato di marito e insegnante. Arriva la stagione dei funghi, le ferie di Capodanno passano senza allegria, poi fioriscono i ciliegi, si organizza una gita che delude le aspettative e termina, come tante serate, nel torpore dell'alcol... Trascorrono cosi due anni. E dopo infiniti appuntamenti, giunge il momento in cui il prof vince il pudore e chiede a Tsukiko se accetterebbe di frequentarlo "con la prospettiva di stringere una relazione amorosa"...

 Non avevo mai sentito parlare di Kawakami Hiromi, nonostante sia una delle scrittrici giapponesi più famose della nostra epoca, a dimostrazione del fatto che molto spesso la letteratura prodotta da donne sia bistrattata. 

La cartella del professore è un romanzo breve, ma molto intenso a suo modo. Ci racconta la storia di Tsukiko e del professor Harutsuna. I due si rincontrano dopo molti anni, non si vedevano da quando lei era una sua studentessa del liceo, e instaurano un rapporto che, con l'avanzare del tempo, si evolverà in qualcosa di più. Questo comporterà diverse problematiche, soprattutto dal punto di vista sociale, perchè le apparenze sono molto importanti e la società non sembra poter accettare una relazione tra due individui con una così grande differenza d'età. 

E', questo, un romanzo in pieno stile giapponese, caratterizzato da una delicatezza e da una sensibilità decisamente orientali. Il rapporto tra i due si sviluppa in un'alternanza di detto e non detto, i due non conversano molto, ma le loro azioni dicono molto più delle parole. Il loro rapporto si evolve nell'ombra ed è difficile, per entrambi, mettere a nudo i propri sentimenti dinanzi all'altro, così come davanti al resto del mondo. 

Non posso dire di aver amato questo romanzo che, per la prima metà mi ha lasciata indifferente. E' una storia che, all'inizio, si presenta piatta, abbiamo una successione di capitoli nei quali non succede quasi niente e questo ha rallentato di molto la mia lettura. Dalla seconda metà in poi, il romanzo prende un po' di ritmo e ha iniziato ad appassionarmi sempre di più.

Non è un libro che mi è piaciuto pienamente, ma non mi sento neanche di bocciarlo completamente. Infatti, ha degli elementi che mi sono piaciuti, come la delicatezza nell'affrontare una tematica che potrebbe essere considerata un tabù, soprattuto in Giappone, anche se qui in Italia comunque non è una cosa vista di buon occhio, la reticenza nel dire ad alta voce alcune sensazioni ed emozioni, soprattuto all'inizio del romanzo, quando la storia si sta evolvendo, ma i sentimenti ci sono già. Insomma, ho apprezzato molto il modo in cui è stato sviluppato il tema e la scrittura dell'autrice non mi è dispiaciuta, molto semplice e concisa. 


Ve lo consiglio? Ni, nel senso che penso sia un'autrice imprescindibile se si vuole approfondire la letteratura giapponese contemporanea, visto che come fama è quasi al pari di Natsuo Kirino e di Banana Yoshimoto, ma se dovessi consigliarvelo al di là di questi elementi, probabilmente non lo farei, perchè non mi ha lasciato moltissimo, pur essendo stata una lettura piacevole. 

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di leggerlo?
Al prossimo post,
Nali <3

mercoledì 10 aprile 2019

Ciak si gira - consigli di una filmaholic #19 | Green Book

Buongiorno lettori e benvenuti, oggi vi parlo di Green book, film vincitore agli Oscar come miglior film. L'ho guardato subito dopo la sua vittoria, visto che lo stavano rimandando al cinema e ora sono qui per dirvi cosa ne penso!

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Nel 1962, dopo la chiusura temporanea per restauri del Copacabana, uno dei migliori club di New York in cui lavorava, il buttafuori italoamericano Tony Vallelonga, detto Tony Lip per la sua capacità oratoria, deve a tutti i costi trovare un lavoro per mantenere la sua famiglia. Accetta così di lavorare per il pianista afroamericano Don Shirley e fargli da autista e tuttofare in un tour nel sud degli Stati Uniti. La casa discografica di Don impone a Tony il rispetto completo delle scadenze dei concerti, e gli consegna una copia del Green Book, dove sono indicati alberghi e ristoranti nei quali gli afroamericani vengono accolti. 

Ero molto scettica riguardo la vittoria di Green Book agli Oscar di quest'anno, questo perchè tutti quelli che li stavano seguendo non pensavano il film meritasse il titolo. Così, quando ho avuto l'occasione di guardarlo dopo la premiazione, ne ho subito approfittato perchè ero incuriosita non solo dalla storia, ma anche da tutto ciò che si era detto al riguardo.

La storia di Green Book è una storia vera, ci racconta l'amicizia di Tony Vallelonga e Don Shirley, un italoamericano rozzo e associato con la mafia e un musicista di talento in un'America che non riesce ad apprezzare il talento senza giudicare il colore della pelle. E' la difficile storia di un viaggio in un mondo dove la discriminazione e la segregazione razziale erano, e forse ancora sono, all'ordine del giorno, un posto in cui il green book è l'unico modo per orientarsi e trovare luoghi in cui si è ben accetti, luoghi poco raccomandabile e molto spesso sporchi e poco curati, luoghi in cui un gentiluomo come Shirley non avrebbe mai messo piede, se non fosse stato costretto a farlo.

Sin dal primo momento la storia mi ha presa molto, è un film molto interessante e a tratti divertente che analizza la discriminazione razziale nell'America degli anni '50 e lo fa mostrando al mondo quanto sia stupido l'atteggiamento della gente che non capisce che siamo tutti uguali, che cose del genere non dovrebbero accadere. E' una critica non solo a ciò che è avvenuto nel passato, ma anche a ciò che ancora avviene nel presente, perchè anche se non vogliamo molto spesso ammetterlo, il razzismo e la segregazione esistono ancora, in forma minore e meno evidente, ma esistono e sta a noi combatterli con tutte le nostre forze.

Il tema della segregazione è affiancato a quello dell'amicizia, Tony e Shirley instaurano, seppur a fatica e dopo molti scontri, un'amicizia che durerà per tutta la loro vita e che, in qualche modo, li arricchirà entrambi, cambiando la loro prospettiva riguardo le cose. E' evidente l'evoluzione del personaggio di Tony, un uomo che parte con una serie di pregiudizi che pian piano vengono spazzati via dalla sua testa e che verranno sostituiti da sentimenti di comprensione e di fedeltà.

L'unico difetto che sono riuscita a trovare il questo film è la, secondo me, troppo marcata strereotipazione dei personaggi italiani. Tony è un siciliano associato con la mafia con un marcato accento e fin troppi elementi stereotipanti dalla sua parte, il che potrebbe anche starci, visto che la maggior parte degli immigrati italiani in America in quegli anni probabilmente ricordavano tutti Tony, ma secondo me poteva essere marcato meno e trattato in maniera diversa.

E' una storia toccante e dolorosamente attuale, una storia che mi ha commossa e mi ha divertita e che vi consiglio di recuperare se non lo avete ancora fatto, perchè nonostante tutto secondo me l'Oscar un po' se lo meritava, anche se il mio candidato preferito è un altro, ma di questo parleremo nel prossimo appuntamento della rubrica!

Cosa ne pensate? Lo avete guardato o volete vederlo?
Al prossimo post,
Nali <3

martedì 9 aprile 2019

Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton - Recensione

Buongiorno a tutti lettori e benvenuti, oggi parliamo del libro più discusso del momento, Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton, edito Neri pozza (al prezzo di 18.00 euro in cartaceo e di 9.99 euro in digitale - potete acquistarlo QUI).


NON LEGGETE LA TRAMA SE NON VOLETE SPOILER!

Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell'alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento - la morte del giovane Thomas Hardcastle - ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d'artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell'attimo in cui esplodono nell'aria i preannunciati fuochi d'artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell'acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L'invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell'acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l'assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House...

Erano mesi che continuavo a cercare un thriller che fosse realmente degno di questo nome, poi è arrivato Le sette morti di Evelyn Hardcastle e finalmente ho capito di averlo trovato!

Il romanzo è ambientato a Blackheat, la casa di famiglia degli Hardcastle dove, durante una festa, Evelyn Hardcastle muore. Queste sono le premesse di un thriller imprevedibile, pieno di colpi di scena e che, alla fine, si rivelerà essere molto più di quanto chiunque di noi potesse aspettarsi, credetemi, nonostante io avessi intuito vari elementi (piccoli particolari), non sono riuscita neanche ad immaginare quello che mi sono ritrovata a leggere alla fine. E' una storia organizzata magnificamente, l'autore ha saputo gestire ogni più piccolo indizio, ogni incastro e ogni tranello e l'ha fatto con una maestria non da tutti. E' molto difficile organizzare un romanzo dall'intreccio così complesso e devo fare i complimenti a Turton perchè lui c'è riuscito senza scivoloni, o, perlomeno, senza grandi scivoloni. 

Lo stile di scrittura è molto basico, non si distingue per originalità, ma è molto scorrevole, infatti il romanzo si legge molto velocemente ed è così coinvolgente che i capitoli volano via uno dietro l'altro senza che il lettore se ne accorga. Mi sono ritrovata più di una volta a non volermi staccare dal romanzo, nonostante fossero passate ore da quando mi ero seduta a leggerlo e questo non mi capitava con un thriller da moltissimo tempo. 

Per quanto riguarda i personaggi, ognuno di loro è imperfetto a modo suo, ognuno di loro ha come caratteristica un vizio (sembra che Turton abbia assegnato ad ognuno di loro un vizio capitale), sono personaggi imperfetti, ai quali è impossibile affezionarsi, sono come pedine di un gioco,solo che mantengono, a modo loro, ognuno le proprie caratteristiche, preservando la loro umanità.

L'unica critica che mi sento di fare a Turton è sulla gestione del finale. Non voglio fare spoiler, quindi solo chi ha letto il romanzo potrà capirmi, ma vi dico che secondo me Turton poteva allungare un po' il romanzo e darci un assaggio di quello che succede dopo la risoluzione del caso. Il delitto è risolto, ma Turton ha introdotto un elemento che poteva ancora essere sviluppato, che avrei voluto fosse stato sviluppato, perchè era promettente e davvero molto interessante. Questo, ovviamente, è il mio parere personale e nulla toglie al fatto che il romanzo sia più che valido già così com'è. 

Mi è piaciuto molto, non lo avevo ancora detto, è un romanzo pieno di colpi di scena, di intrighi e di misteri, un romanzo con una tecnica narrativa non originalissima, ma trattata in maniera molto innovativa dall'autore, il che rende questo romanzo unico nel suo genere e assolutamente da recuperare se si è appassionati di thrille/gialli o, molto più semplicemente, se si cerca qualcosa di nuovo che possa tenervi incollati alle pagine e con il fiato sospeso sino alle ultime pagine. Consigliatissimo. 

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di leggerlo? 
Al prossimo post,
Nali <3

lunedì 8 aprile 2019

Frotte di pesci rossi di Okamoto Kanoko

Buongiorno a tutti lettori e benvenuti, oggi torniamo a parlare di libri di autori del Sol Levante e questa volta ci dedichiamo a Frotte di pesci rossi di Okamoto Kanoko, edito Edizioni Lindau (al prezzo di 16.00 euro in cartaceo e di 3.99 euro in digitale - potete acquistarlo QUI al 15% di sconto).

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Il protagonista di Frotte di pesci rossi è un giovane ittiologo che vive tormentato da una duplice ossessione, un amore che crede impossibile e il tentativo di ottenere finalmente la considerazione dell’amata selezionando una nuova, bellissima varietà di pesce rosso. Un’impresa che sembra destinata a fallire finché, allo stremo delle forze e delle speranze, non scopre che qualcosa è successo là dove meno se lo sarebbe aspettato. Nel secondo racconto, Nel Settentrione, il rapporto di tenero affetto che lega un ragazzo idiota a una adolescente in età da marito suscita in lei un sentimento materno che durerà quanto la sua stessa vita, inducendola a sperare in un improbabile ritorno dell’amico del cuore anche dopo che ne ha perduto le tracce. Nel terzo racconto, Il genio famigliare, a illuminare il futuro della giovane incaricata di gestire la trattoria di famiglia è la scoperta del misterioso conforto accordato dal destino alla vita scialba e rassegnata di sua madre: nulla è in realtà cambiato nella sua esistenza, se non l’animo con cui la affronterà da quel momento in poi, giorno dopo giorno.

Frotte di pesci rossi è una raccolta di tre racconti, tre testi inediti in Italia di un'autrice quasi sconosciuta (almeno per noi) vissuta nei primi anni del '900, la quale ha preso ispirazione dalla letteratura classica nipponica per creare una serie di opere di importante valore letterario.

La raccolta ci presenta tre racconti apparentemente disconnessi tra loro, ma che, in qualche modo, seguono tutti lo stesso filone narrativo, storie d'amore incomplete, caratterizzate dall'insuccesso, storie che non sono mai nate, che sono rimaste allo stato embrionale. Protagoniste indiscusse della raccolta sono le donne, abbiamo infatti tre protagoniste che, in un modo o nell'altro, si somigliano tutte, sono donne che vorrebbero ribellarsi alle imposizioni della società e che, in qualche modo, ci riescono. E', questo, un tema molto caro all'autrice, la quale ha sempre vissuto la sua vita senza attenersi alle regole della società e questo ha fatto di lei non solo un caso letterario, ma anche un esempio per le donne di inizio '900, soggette alle imposizioni di famiglia e società.

Altra tematica molto cara all'autrice è quella della differenza di classe sociale, infatti, tutti i protagonisti dei diversi racconti sono di estrazioni sociali differenti.
Altro elemento molto importante sono la natura e gli oggetti, ognuno dei racconti è collegato ad un elemento che è centrale all'interno della narrazione, un esempio sono i pesci rossi del primo racconto, simbolo di bellezza irraggiungibile, ma anche di cambiamento ed evoluzione. 

Quella di Okamoto Kanoko è una raccolta che non solo prende in considerazione i classici e ne rielabora diversi elementi per riproporli in chiave moderna, ma è anche un testo che parla della società del suo tempo, che mette a nudo le contraddizioni degli uomini e ciò che si nasconde nel loro animo, si parla di ossessione nei confronti di un obiettivo, della condizione della donna, relegata in un angolo e costretta a rispettare il suo ruolo sino alla morte e di tante altre tematiche, il tutto con uno stile ricercato che dimostra la maestria dell'autrice nella scrittura.

Devo essere sincera, non mi ha fatta impazzire, non rientrerà nella mia classifica di libri preferiti, ma mi ha colpita con le sue storie toccanti e traboccanti di sentimenti di disperazione e amore, soprattutto dal secondo racconto in poi, che è quello che mi è piaciuto maggiormente dei tre. La cosa che mi è piaciuta meno è forse la scrittura dell'autrice, troppo astrusa in alcuni tratti e con termini troppo ricercati da non riuscire a comprendere alla prima lettura cosa si stesse dicendo...
(Potrebbe essere un mio problema, ma non mi capita spesso di riscontrare problemi nella comprensione di termini anche abbastanza ricercati, quindi penso che fosse più una questione di scelta del tipo di stile o di traduzione, durante la quale sono stati scelti termini obsoleti e poco utilizzati oggigiorno). 

Comunque, nonostante tutto Frotte di pesci rossi è senz'altro una raccolta di racconti molto valida e importante per la letteratura giapponese novecentesca, è un libro sicuramente da leggere se si vuole approfondire questa parte di letteratura giapponese o se siete appassionati di Giappone e cercate una bella lettura nipponica. Ve la consiglio, solo state attenti allo stile perchè potrebbe risultare troppo "difficile". 

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di recuperarlo?
Al prossimo post,
Nali <3

sabato 6 aprile 2019

Faves #2 - I preferiti di Marzo 2019

Buongiorno a tutti e benvenuti al secondo appuntamento con Faves, la nuova rubrica dedicata a tutto ciò che mi è piaciuto o ho amato durante il mese. Se vi siete persi il primo appuntamento, dedicato ai preferiti di febbraio, lo trovate QUI con tutto ciò che ho amato e scoperto durante il mese di febbraio.

Bene, senza ulteriori indugi direi di iniziare a parlare dei preferiti di marzo, un mese che si è rivelato più pieno di quanto mi sarei mai potuta immaginare, sia dal punto di vista delle visioni, cinematografiche e non, sia dal punto di vista delle letture, il cui livello si è alzato drasticamente rispetto ai primi due mesi dell'anno, fortunatamente!

Per quanto riguarda romanzi e fumetti questo mese, a differenza dello scorso, ci sono due titoli a contendersi il titolo di migliori lettura di marzo e sono Addio fantasmi della Terranova, romanzo candidato al premio strega che mi ha catturata con storia e la penna dell'autrice (ne parlo in maniera più approndita QUI ,in caso foste interessati), e Appartamento 401 di Yoshida Shuichi, un romanzo  che, attraverso una tecnica narrativa sviluppata attraverso cinque punti di vista, ci racconta la quotidianeità e la società odierna in maniera spaventosamente realistica (ve ne parlo approfonditamente QUI).


Continuando con le scoperte dello scorso mese, vi voglio parlare di un podcast, ancora in corso, che mi ha tenuta compagnia nei miei spostamenti e che è stata forse la più grande scoperta di marzo. Sto parlando di Abisso editoriale che, se mi seguite su Instagram, avrete già sentito nominare un paio di volte. E' un podcast divertente, interessante ed irriverente attraverso il quale le due competentissime creatrici ci raccontano i segreti, anche abbastanza scabrosi, dell'editoria internazionale e lo fanno con competenza e un tocco di simpatia che rende il tutto più bello e di compagnia. Mi son ritrovata molte più volte di quante io possa ammettere per la mia dignità a ridere per strada come una pazza ascoltandole discutere di questo o quel caso editoriale e non vedo l'ora che esca la prossima puntata, perchè mi sono appassionata! 
 


Marzo è stato, sorprendentemente, il mese dei film, ho visto un numero indefinito di film tra nuove uscite cinematografiche e vecchi recuperi e tra tutti questi ad emergere a galla come preferito ci sono tre titoli che si contendono il titoli, due film e un lungometraggio animato, La favorita, capolavoro che meritava l'Oscar come miglior film quasi quanto Green book, se non di più, Boy Erased, un film toccante che spiega le dinamiche dei centri di correzione americani per le persone omosessuali e Millennium Actress, lungometraggio di Satoshi Kon, il mio preferito dei suoi, su un'attrice ormai in pensione che ricorda il suo passato attravero i suoi film, STUPENDO. 

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Grande scoperta televisiva di marzo è stato, invece, il nuovo drama coreano con protagonista Lee Dong Wook e Yoo In Na, ex co-protagonisti di Goblin e attori davvero credibili nei loro ruoli. Touch your heart è un drama che mi ha colpita, un drama come non ne vedevo da un bel po', mi fa ridere, mi fa commuovere ed è stupendo nelle sue scene romantiche in stile drama, assolutamente da vedere se siete amanti del genere! 

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Marzo non è stato il mese delle scoperte musicali, non ho ascoltato niente per via della mia nuova ossessione per i podcast, però se avete qualche bella canzone nuova da propormi, non esitate a farlo perchè sono sempre aperta a nuove scoperte! 

Bene, questo è tutto con il resoconto delle cose che ho amato a marzo, come sempre fatemi sapere quali sono state le vostre cose preferite di marzo, così vediamo se torvo qualcosa di interessante e che potrebbe piacermi!

Al prossimo post,
Nali <3


giovedì 4 aprile 2019

Addio fantasmi di Nadia Terranova - Recensione

Buongiorno a tutti e benvenuti, oggi sono qui per parlarvi di uno dei dodici finalisti del premio strega 2019, Addio fantasmi di Nadia Terranova, una storia che sin da subito mi è sembrata nelle mie corde e che non vedevo l'ora di recuperare. Il romanzo è edito Einaudi (al prezzo di 17.00 euro in cartaceo e di 9.99 euro in digitale - potete trovarlo QUI). 


Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l'ha richiamata in vista della ristrutturazione dell'appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l'ha segnata quando era solo una ragazzina. Ventitre anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è più tornato. Sulla mancanza di quel padre si sono imperniati i silenzi feroci con la madre, il senso di un'identità fondata sull'anomalia, persino il rapporto con il marito, salvezza e naufragio insieme. Specchiandosi nell'assenza del corpo paterno, Ida è diventata donna nel dominio della paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio. Ma ora che la casa d'infanzia la assedia con i suoi fantasmi, lei deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena.

 Annunciata la dozzina dei semifinalisti al premio strega, la mia curiosità si è subito gettata su "Addio fantasmi", uno di quei romanzi che sapevo avrebbero parlato al mio cuore, e non mi sbagliavo. 

La storia è quella di Ida, una trentenne traferitasi dalla Sicilia a Roma e che, a causa di alcuni lavori necessari per rimeterre in piedi la casa della sua infanzia, è costretta a tornare a quella che ormai non considera più casa sua ed ad affrontare i fantasmi dai quali ha cercato di fuggire per tutta la sua vita rifugiandosi in un matrimonio insoddisfacente e riversando le sue emozioni in storie fittizie. 

Il modo in cui la Terranova descrive le emozioni di Ida, il modo in cui sviluppa la storia, toccando corde delicate e dolorose, il modo in cui ci parla dei fantasmi del passato, insomma, tutto di questo romanzo mi ha toccata e mi ha emozionata in maniera davvero profonda. Le sensazioni di Ida, narrate dalla penna della Terranova che è stata per me una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni, traspaiono dalle pagine e ci troviamo a provare la sua stessa paura, il suo stesso senso di soffocamento, la sua stessa insoddisfazione e senso di colpa nei confronti di una situazione della quale non è direttamente responsabile, ma dalla quale è stata influenzata la sua intera esistenza.

Ida è una codarda, un'egocentrica, un'egoista, una persona che invade con il suo dolore tutto ciò che tocca, una persona che non riesce ad andare avanti, che è rimasta bloccata a quella mattina alle 6.16 quando la sua vita ha smesso di scorrere come per tutti gli altri e lei è rimasta bloccata per sempre alla ricerca di una spiegazione, di una qualche ragione che potesse spiegare quello che è accaduto nella sua vita e che potesse scagionarla dalle colpe che continua ad attribuirsi giorno dopo giorno. Ida è la perfetta definizione di persona tossica e le sue relazioni con coloro che la circondano lo dimostrano, un matrimonio basato sul niente, una relazione madre-figlia completamente dannosa per entrambe, troppo chiuse nel proprio dolore e troppo sicure delle proprie scelte per riconoscere i rispettivi errori nei confronti dell'altra, e una relazione d'amicizia ormai terminata.

Il romanzo è un grido di dolore da parte di una persona che ha fatto della sua sofferenza una corazza per non affrontare la realtà a testa alta, è la storia di una donna che ha smesso di vivere e che è sopravvissuta per ventitrè anni trascinandosi a fatica in una vita che non voleva, ma che è l'unica via che le sembra possibile. E' la storia di una donna che si lascia trasportare dalla vita, che ha come unico mantra "se è successo al corpo, non è successo davvero", un mantra che continua a ripetere per non accettare la realtà che sta vivendo. 


Insomma, è un romanzo che mi ha conquistata, anche per via della penna della Terranova che è ipnotica e scorrevolissima, e che vi consiglio vivamente di recuperare, anche in vista della finale dello strega!

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di recuperarlo?
Al prossimo post,
Nali <3 

mercoledì 3 aprile 2019

Ciak si gira - consigli di una filmaholic #18 | Black Panther

Buongiorno a tutti e benvenuti, oggi sono qui per parlarvi di Black Panther, uno dei film candidati agli Oscar 2019 e anche uno degli ultimi film Marvel usciti.
Vi lascio, come sempre, locandina e trama e poi partiamo con la mia opinione!



Re T’Challa, l’eroe noto come Black Panther, ritorna a casa nella tecnologicamente avanzata nazione africana di Wakanda per servire il suo Paese come nuovo leader. Tuttavia, scopre presto che, per proteggere il trono ed evitare una guerra civile, deve cercare il sostegno di Everett K. Ross, agente della Cia, e dei membri del Dora Milaje, le forze speciali wakanadesi.

Come sapete, se mi seguite da un po', sto recuperando i vari film e serie tv Marvel in occasione dell'uscita di Infinity War 2. Questa è stata la volta di Black Panther, uno dei candidati agli Oscar 2019 e uno degli ultimi film usciti della serie.

Il film è direttamente collegato agli avvenimenti di Civil War e vede come protagonista il re T'Challa che, dopo la morte di suo padre, prende il suo posto come re, ma anche come pantera nera. La storia si sviluppa di Wakanda, uno stato africano del terzo mondo che, però, nasconde un immenso segreto al mondo. Il paese, infatti, non è povero come tutti pensano, anzi, è più avanzato del resto del mondo dal punto di vista tecnologico e i suoi abitanti godono di un tenore di vita davvero invidiabile. Il segreto, però, deve rimanere tale perchè le ripercussioni per il Wakanda sarebbe immense nel caso in cui tutto ciò venisse svelato al resto del mondo. T'Challa si impegnerà a proteggere il suo paese e, per farlo, andrà a caccia dell'unico forestiero che vi sia mai entrato ed uscito. 












Sin dall'inizio il film mi ha catturato per la grafica strepitosa che apre l'intera narrazione, ma anche per come è stato presentato il Wakanda. Vediamo, durante questo film, le tradizioni e le usanze di un popolo antico, un popolo ricco e pieno di risorse che ha saputo nascondere al mondo la sua ricchezza, un popolo felice, nonostante la perdita del proprio re, un popolo che si sente al sicuro, nonostante tutto, e che ha fiducia nei propri governanti. Ho apprezzato moltissimo le ambientazioni e le tradizioni descritte, le varie cerimonie di incoronazione e assegnazione del titolo di re, il modo in cui viene gestito il regno e tutto ciò che ha a che fare con il Wakanda.

Per quanto riguarda la trama, in sè per sè, è sempre nello stile dei film Marvel, niente di troppo esaltante o diverso, c'è una minaccia, un individuo che mette a rischio l'intera nazione, ed un eroe che tenta di difendere il suo popolo a tutti i costi. E' un film che fa ridere, commuove e che lascia con il fiato sospeso perchè sino alla fine non si sa cosa succederà, come si evolverà la situazione e che fine faranno i nostri protagonisti.

Vengono affrontate diverse tematiche, tra cui il conflitto tra tradizione ed evoluzione tecnologica e culturale, rappresentata non solo attraverso T'Challa che nel suo diventare re cerca di trovare un equilibrio tra questi due elementi, ma lo notiamo anche nell'intera rappresentazione del Wakanda, un regno con tecnologie avanzatissime, tecnologie futuristiche e complicate che si vanno spesso a scontrare, ma anche a intrecciare con la tradizione, con le regole degli anziani e con le loro credenze. Altre tematiche sono il conflitto tra dovere e giustizia, T'Challa ha un dovere nei confronti del suo popolo che spesso va a cozzare con quelli che sono i suoi ideali di giustizia e questo lo farà vacillare, lo farà dubitare e, a volte, sfalderà le sue certezze.

Per quanto riguarda il montaggio e la fotografia, non si distinguono per originalità e, anzi, risultano abbastanza banali. Gli effetti speciali, inoltre, sono quelli tipici di ogni film Marvel e non ho trovato particolare differenza neanche sotto questo punto di vista, così come nella colonna sonora, carina, per carità, ma niente di particolarmente originale.

Insomma, Black Panther per me si classifica come uno dei migliori film della serie visti sin'ora, nonostante la poca originalità di alcuni suo aspetti, un film che è riuscito a catturarmi sin dall'inizio e che mi ha fatta innamorare con le sue atmosfere. Se ancora non lo avete guardato, fatelo, perchè nonostante non fosse assolutamente un film da Oscar, è sicuramente un film da vedere se si è amanti del genere!

Cosa ne pensate? Lo avete guardato o dovete ancora recuperarlo?
Al prossimo post,
Nali <3