martedì 19 marzo 2019

Perduti nei quartieri spagnoli di Heddi Goodrich - Recensione

Buongiorno a tutti lettori e benvenuti, oggi vi parlo di Perduti nei quartieri spagnoli di Heddi Goodrich, edito Giunti Editore (al prezzo di 9.99 euro in digitale e di 19.00 euro in cartaceo - potete acquistarlo QUI AL 15% di sconto).


Una ragazza americana a Napoli, ma non una delle tante. Heddi, studentessa di glottologia all'Istituto Universitario Orientale, non è venuta per un rapido giro nel folclore, ma per un'immersione che la porta ad avere della città, della lingua, del dialetto una conoscenza profonda, impressionante, che nasce dall'empatia, da un bisogno di radicamento e dall'entusiasmo della giovinezza. Con una colorata tribù di studenti fuorisede e fuoricorso Heddi vive ai Quartieri Spagnoli, dove la vita nelle case antiche costa poco, si abita su piani pericolanti che sembrano calpestarsi l'un l'altro, in fuga dalla folla e dai vicoli inestricabili, costruzioni affastellate che sbucano aprendosi sul cielo e sul vulcano, in balconi e terrazzi dove è bello affacciarsi a rabbrividire, fumare e discutere. Questo romanzo, scritto in italiano letterario, tanto più sorprendente considerando che l'autrice è di madrelingua inglese, è una doppia storia d'amore: per una città e per un giovane uomo. Pietro è studente di geologia, figlio di una famiglia contadina della provincia di Avellino, gente avvinta alla terra da un legame ostinato, arcaico. A Napoli, benché il suo paese sia distante solo cento chilometri, Pietro è straniero tanto quanto Heddi. Il coinvolgimento sentimentale non vela però lo sguardo della narratrice, che considera con sguardo affettuoso ma lucido la personalità di Pietro, al tempo stesso sognatore e velleitario, diviso tra l'emancipazione rappresentata dall'amore per una ragazza così lontana dal suo mondo e il richiamo agli obblighi ancestrali della terra. Anche il ritratto della madre di lui, apparentemente fragile e depressa, in realtà custode feroce dell'ordine familiare, è di spietata esattezza. L'amore che intride queste pagine è quindi istintivo e intellettuale, complicato e semplice. È amore per le parole che compongono una vera e propria lingua del cuore, accarezzata, piegata e scolpita con una sensibilità sempre vigile. È il romanzo di quando la vita è una continua scoperta, esplorazione dell'identità altrui e ricerca della propria, di quando la scrittura incarna un atteggiamento verso il mondo pronto ad aprirsi a ogni esperienza, a godere ogni gioia, a esporsi a ogni ferita.

La lettura di Perduti nei quartieri spagnoli è stata lunga e straziante per la sottoscritta, non percheè il romanzo sia brutto, anzi è davvero un bel romanzo, ma per la storia in sè per sè. 

Il romanzo ci racconta la storia di Heddi, che è anche l'autrice del romanzo (a quanto ho capito), e della sua permanenza a Napoli, una città che ha amato e della quale è arrivata a capire ogni singolo e minuscolo particolare, nonostante la città le sfuggisse di mano. La storia d'amore per Napoli si intreccia a quella per Pietro e mi sono ritrovata in Heddi in un'infinità di ragionamenti e riflessioni e questo, forse, ha reso la lettura molto più straziante. Mi sono ritrovata molto in Heddi e nei suoi amici, anch'io come loro in una città che non mi appartiene, una città che non è "casa", un termine così estraneo ad Heddi, ma che raccoglie una serie di sensazioni e di significati profondi e importanti per loro come per me. 

Heddi ci racconta di questo suo amore totalizzante, un amore che è prima per la sua Napoli, la città che l'ha adottata, e poi per Pietro, quel ragazzo che le ha rubato il cuore e con il quale vorrebbe vivere la sua intera vita. Agli eventi del passato si alternano una serie di email che Pietro e Heddi si scambiano e dalle quali scopriamo sin dall'inizio cosa succederà. E' stato forse questa la cosa che più ha rallentato la mia lettura, perchè il sapere già cosa sarebbe successo mi ha fatto vivere il romanzo con la costante angoscia che ad ogni pagina potesse succedere l'inevitabile. Inoltre, il romanzo è intriso di malinconia, una malinconia che è palpabile dalle descrizioni di Napoli, città che io non ho mai visto, ma che dalle descrizioni mi sembra di conoscere come le mie tasche.

Tutte queste sensazioni si sono come accumulate provocando in me il desiderio di non finire il romanzo, perchè sapevo che ci avrei sofferto a leggerne la fine, perchè sapevo che non sarebbe andato come avrei voluto, come Heddi avrebbe voluto, come sarebbe, in realtà, dovuto essere se le circostanze fossero state favorevoli e se l'animo umano non fosse così fragile. 

La cosa strabiliante è che il romanzo è stato scritto interamente in italiano dall'autrice, nonostante le difficoltà che lei stessa, nel romanzo, dice di avere nell'utilizzare i termini nella maniera più consona. Questo è, sicuramente, un punto a favore della scrittrice che, così, è riuscita a dare un tocco tutto suo ad un romanzo che in traduzione non sarebbe stato lo stesso, perchè così traspaiono tutti i suoi sentimenti, tutte le sue riflessioni ed è come se fossimo nella sua testa e riuscissimo a leggere il suo flusso ininterrotto di pensieri. 

Insomma, Perduti nei quartieri spagnoli è sicuramente un romanzo che lascia il segno per la sua storia, ma anche per la sua atmosfera e le sue descrizioni di Napoli così veritiere e realistiche da catapultarci tutti nella Napoli degli anni '90. E' un romanzo che andrebbe letto se si amano le storie d'amore non convenzionali e, soprattutto, se si è lontani dalla propria "casa", ovunque essa sia, perchè è un romanzo che ti fa sentire capita e che rispecchia al meglio quello che significa essere fuorisede.

Cosa ne pensate? Lo avete letto? 
Al prossimo post,
Nali <3

mercoledì 13 marzo 2019

Faves #1 - I preferiti di Febbraio 2019

Buongiorno a tutti lettori e benvenuti, oggi sono qui per proporvi una nuova rubrica dedicata ai preferiti del mese! Tempo fa su Instagram vi avevo chieste se poteva interessarvi un post riguardo i miei preferiti e quei pochi che mi seguono anche lì mi avevano risposto di si, quindi eccomi qui a sproloquiare per giustificare questa nuova rubrica, ma lasciamo perdere e iniziamo che è meglio!
Non ci saranno categorie di alcun genere, perchè non mi va di mettere un freno ai miei preferiti del mese e potrei anche mettervi più cose dello stesso genere. Bene, ora che ho fatto tutte le dovute premesse, direi di iniziare, finalmente.

Per quanto riguarda romanzi e fumetti, a febbraio non ho letto niente che valesse la pena di essere inserito nella categoria preferiti del mese, il che è molto scoraggiante, visto che parlo principalmente di libri qui e sui miei social, ma va bene dai, ci riprenderemo in questo marzo che già si prospetta promettente.

Una scoperta di febbraio, una cosa che ha cambiato un po' il modo in cui vivo i miei spostamenti da pendolare fuorisede disperata, è stata la scoperta dei Podcast e, in particolare, di un Podcast che mi ha tenuto compagnia per tutto febbraio e che, ancora oggi, continuo ad ascoltare. Il Podcast in questione è Serial, di cui avrete sicuramente già sentito parlare, visto che è molto famoso.


La prima stagione mi ha stregata, l'ho letteralmente divorata in pochissimo tempo, leggendo anche gli approfondimenti del sito perchè ne volevo sempre di più e ancora continua a seguire il caso, ancora in corso, di Adnan Syed. Se cercate un bel podcast che parli di true crime, la prima stagione di serial è sicuramente ciò che fa per voi, credetemi, era da una vita che non trovavo una storia così avvincente.

Per quanto riguarda le mie visioni, a Febbraio, a quanto pare, non ho visto film (stranissimo per me... me ne sarà sfuggito sicuramente qualcuno, o forse no...), ma in compenso ho recuperato un bel po' di serie tv e anime (niente drama a questo giro, mi dispiace gente!). Tra le mie preferite abbiamo Jessica Jones, della quale ho recuperato la prima stagione e Tada-kun Koi wo Shinai, che ho terminato dopo che l'avevo lasciato appeso per mesi all'episodio due. 


 Immagine correlata

Per quanto riguarda Tada-kun Koi wo Shinai, è un anime shoujo davvero molto dolce e con una storia non troppo convenzionale. Una vera boccata d'aria fresca se si cerca qualcosa da guardare senza troppo impegno (soprattutto quando si sta recuperando Got tutto in una volta). Se volete saperne di più, vi lascio il link alla recensione QUI.
Jessica Jones, invece, fa parte delle serie tv Marvel e segue la vita dell'eroina dalla quale prende il nome la serie. Jessica è una donna tormentata, una donna con dei poteri che non sa da dove siano arrivati e che lavora come investigatrice privata perchè seguire e spiare la gente è una delle poche cose che le riescano bene nella vita. Nella prima stagione avrà a che fare con una persona del suo passato che riporterà alla luce una serie di eventi che l'hanno segnata e l'hanno resa quella che è adesso. Insomma, una serie che ho apprezzato in tutto e per tutto, dalla sigla (stupenda sia a livello sonoro che grafico) alla trama e ai suoi personaggi, consigliatissima.

La musica, invece, nonostante adesso non mi tenga più di tanto compagnia, rimane sempre un pezzo delle mie giornate e a febbraio ho ascoltato all'infinito ed ho amato (e continuo ad amare) Se piovesse il tuo nome di Elisa.


E' una canzone stupenda, che mi piace cantare a squarciagola quando nessuno ascolta ed è anche una delle poche canzoni italiane dell'ultimo periodo che siano realmente riuscite a conquistarmi, quindi ascoltatela tutti, su! 

Un breve cenno al Carnevale di Venezia 2019 in questa lista va assolutamente fatto. Il carnevale qui viene vissuto in un modo completamente diverso, in un modo allegro e che coinvolge tutti, piccoli e grandi. Da me non abbiamo una grande tradizione per il carnevale, quindi ritrovarmi qui a vivere il carnevale con le altre migliaia di persone venute da tutto il mondo per l'evento con il loro entusiasmo e la loro gioia è stato stupendo. Purtroppo non ho potuto vedere tutto ciò che avrei voluto, ma ho visto sia la cerimonia d'apertura che quella di chiusura dell'evento, oltre che le numerose e bellissime maschere che ogni giorno giravano per tutta Venezia dando colore ad una delle città più belle d'Italia. Se avete la possibilità di fare un salto per l'evento l'anno prossimo, fatelo, Venezia è stupenda tutto l'anno, ma al carnevale diventa un po' più speciale e bella.

Bene, questo è tutto con il primo appuntamento di questa rubrica, spero che vi sia piaciuto e che vogliate condividere con me i vostri preferiti nei commenti, magari consigliandomi qualche romanzo davvero bello, vista la mancanza di romanzi che mi abbiano colpito a febbraio!

Al prossimo post,
Nali <3

giovedì 7 marzo 2019

Black Paradox di Junji Ito - Manga Addicted

Buongiorno lettori e benvenuti, oggi torno con la rubrica Manga Addicted per parlarvi di Black Paradox di Junji Ito, una delle ultime pubblicazione dell'autore per Star Comics Edizioni (edito al prezzo di 15.00 euro per la versione cartacea - potete acquistarlo QUI al 15% di sconto).


Quattro nickname per quattro aspiranti suicidi che si sono conosciuti su un oscuro sito internet. Determinati a togliersi la vita per fuggire dalle proprie ansie, ossessioni e paranoie, sono in cerca della morte perfetta, ma si troveranno invece a varcare la soglia che conduce a una macabra avventura... Un terrificante incubo su carta del maestro dell'orrore Junji Ito.

Non mi ero ancora mai avvicinata a Junji Ito, forse perchè non sono appassionatissima di horror, ma ho voluto dare una possibilità a quest'opera perchè ne avevo sentito parlare bene da persone del cui parere mi fido molto, quindi eccomi qui a parlarvi di un'opera che, in realtà, non mi ha pienamente convinta, ma partiamo dall'inizio. 

Black Paradox è un sito internet dove gente che vuole suicidarsi si incontra e si accorda per commettere questo atto estremo tutti insieme e per darsi forza a vicenda. E' qui che si incontrano i nostri quattro protagonisti, Marceau, Pidan, Rosetta e Tableau, ognuno con le proprie motivazioni per commettere il suicidio. Al momento del suicidio di gruppo, però, qualcosa va storto e i quattro apriranno la porta verso un mondo fatto di luce dal quale fuoriescono alcune sfere misteriose. Cosa succederà ai nostri protagonisti adesso? Tra operazioni, parti del corpo modificate e una serie di colpi di scena, i nostri protagonisti troveranno un nuovo motivo per vivere, forse. 

Alla base dell'intero manga c'è una voglia di critica sociale che spicca da parecchi elementi, infatti, l'intera vicenda è, secondo me, una bella critica all'indole umane di porre la propria felicità, salute e vita in una posizione di inferiorità rispetto alla ricchezza, che è l'unica cosa che sembra interessare gli uomini. Questo traspare benissimo dalla storia dei nostri quattro protagonisti, persone meschine che fanno di tutto per raggiungere la ricchezza e la fama e che, in seguito, scopriranno che è tutto vano perchè tutto ciò a cui stanno andando incontro non è altro che la propria autodistruzione. Questo mi è piaciuto molto, è uno dei pochi elementi positivi del manga che ha contribuito a farmelo continuare, altrimenti lo avrei mollato al primo capitolo. Altro elemento positivo è la rappresentazione della società e, soprattutto, degli scienziati, uomini che in questo fumetto ci appaiono come esseri alla ricerca di un metodo per controllare la vita umana e porsi al posto di un dio creatore, una tematica molto attuale visto i vari esperimenti su clonazione, vita artificiale, etc.

Junji Ito è riuscito a inserire delle tematiche così forti e attuali in un fumetto che, secondo me, poteva essere sviluppato in maniera diversa e migliore, infatti, non ho apprezzato molto il fatto che l'apertura del portale e del collegamento con il mondo luminoso non fosse spiegato, cioè, com'è possibile che questi quattro individui siano riusciti ad aprire questo portale? A questa risposta non ho trovato risposta e mi è sembrato un grandissimo buco di trama, in quanto c'era, secondo me, bisogno di una spiegazione plausibile che andasse a spiegare gli avvenimenti narrati. Questa è la più grande pecca del fumetto, e l'elemento che non me lo ha fatto apprezzare appieno.

Per quanto riguarda le tavole, le ho trovate molto adatte al tipo di storia narrata, infatti, troviamo delle tavole molto scure e con tratti marcati e, spesso, spigolosi e spaventosi, perfetti per una storia come questa dove manca la delicatezza e l'umanità. Molte tavole sono spaventose e per che si lascia condizionare facilmente come me, sono risultate davvero terrificanti e rivoltanti in alcuni punti, un punto a favore dell'autore che è riuscito a trasmettere queste sensazioni attraverso delle semplici tavole, cosa non facilissima da fare e non da tutti. 

Insomma, nonostante ci siano diversi elementi positivi che mi spingono a consigliarvi la lettura di questo manga, ci sono diverse cose che non mi hanno convinta e che mi hanno lasciato un vuoto, in quanto la storia risulta, ai miei occhi, incompleta e senza un vero fondamento. Quindi, consigliata per le tematiche e le tavole, ma bocciata per quanto riguarda la trama in sè per sè che risulta incompleta e, a volte, un po' forzata in alcuni punti. 

Cosa ne pensate? Lo avete letto? 
Al prossimo post,
Nali <3

lunedì 4 marzo 2019

Tada-kun wa Koi wo Shinai - Manga addicted

Buongiorno lettori e benvenuti, oggi sono qui per parlarvi di Tada-kun wa Koi wo Shinai, uno degli ultimi anime che ho guardato!


Mitsuyoshi Tada, un ragazzo che non ha mai conosciuto l'amore, sta scattando delle fotografie ai ciliegi in fiore quando incontra Teresa Wagner, una studentessa trasferitasi dal Larsenburg. Arrivata in Giappone ha subito perso i contatti con la sua compagna di viaggio, e Mitsuyoshi decide di aiutarla, portandola al coffee shop del nonno.

Avevo iniziato questo anime mesi fa, all'uscita del primo episodio, ma non avendo avuto tempo ho deciso di metterlo da parte per poi riprenderlo in seguito. Quando l'ho ripreso non ho potuto fare a meno di divorarlo in pochissimo tempo e innamorarmi di ogni singolo episodio. 

La storia che ci viene narrata con delicatezza e dolcezza è quella di Tada Mitsuyoshi, un aspirante fotografo che un giorno, mentre sta fotografando i bellissimi ciliegi, incontra Teresa, una studentessa trasferitasi dal Lussenburgo per studiare in Giappone. Tada nota che Teresa è in difficoltà, così si offre di aiutarla e la porta nel cafe di famiglia. 

Nonostante questa storia possa sembrare una semplice storia d'amore tipica degli shojo giapponesi, le tematiche affrontate sono molto profonde e toccanti e i protagonisti contribuiscono a renderle in maniera delicata. Si parla di lutto, di crescere prima del tempo per via delle circostanze, di dovere e piacere e d'amore. Mi è piaciuto molto il modo in cui è stato affrontato il tema del dovere vs il piacere per quanto riguarda il personaggio di Teresa, la quale ha praticamente avuto una vita programmata sin dalla più tenera età e la quale non si sente pronta ad affrontare ciò che l'aspetta, ma che lo fa con coraggio rinunciando alla sua personale felicità per il bene degli altri. 
Anche la storia di Tada mi ha colpito molto e mi ha fatta commuovere, soprattutto il modo in cui lui stesso ne parla, con rimpianto, ma anche con la determinazione di non commettere gli stessi errori del passato, errori che continuano a tormentarlo ancora adesso.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, mi sono piaciuti più o meno tutti, alcuni più di altri, ma tra di essi spiccano sicuramente Alec e la sorellina di Tada, le quali vivono un amore abbastanza simile, ma in maniera completamente differente per via delle loro circostanze personali e della loro differenza di età. Mi è piaciuta molto la caratterizzazione di Alec, una ragazza forte, ma allo stesso tempo delicata e simpatica, la perfetta Tsundere, insomma, e devo dire che è sicuramente uno dei miei personaggi preferito assieme a Tada. 

Per quanto riguarda la grafica, non mi ha particolarmente entusiasmata, il tratto e molto delicato e a volte abbastanza approssimativo, in alcuni casi mi è sembrato persino un po' infantile, se devo proprio dirla tutta. Ci sono, però, alcune scene in cui ho apprezzato moltissimo i vari disegni, sopratutto quelle dei paesaggi e dei vari parchi e castelli che Teresa visita durante la sua permanenza in Giappone e, in generale, mi è piaciuto molto che abbiano mantenuto colori molto vivaci e luminosi per tutto l'anime, tranne in alcune scene particolarmente tristi in cui i toni si facevano più decisi e scuri, insomma, ottima scelta di colori e accostamenti. 

In conclusione vi consiglio di guardare questo bellissimo anime shojo se ve lo siete lasciato scappare sin'ora perchè è una storia molto dolce e delicata che fa battere il cuore e tiene con il fiato sospeso sino all'ultimo minuto dell'ultimo episodio. 

Lo avete guardato? Avete intenzione di guardarlo?
Al prossimo post,
Nali <3

giovedì 28 febbraio 2019

Vlad - Le lame del cuore di Matteo Strukul e Andrea Mutti - Recensione

Buongiorno a tutti lettori, oggi vi parlo di Vlad - Le lame del cuore di Matteo Strukul e Andrea Mutti ,primo volume di una trilogia di fumetti edita da Feltrinelli editore (al prezzo di 14.00 euro in cartaceo e di 7.99 euro in digitale - potete acquistarlo QUI al 15% di sconto).


Il protagonista di questa trilogia è Vlad III di Valacchia, noto soprattutto con il nome di Dracula. Il condottiero che ha ispirato Bram Stoker nella creazione del vampiro per eccellenza. Strukul racconta però un’altra storia, quella reale. Non ci sono elementi sovrannaturali, ma anche in questo caso il sangue scorre a fiumi. Battaglie, intrighi, giochi di potere e tormenti d’amore... 

Vlad - Le lame del cuore è il primo volume di una trilogia di fumetti ideata da Matteo Strukul e disegnata da Andrea Mutti con l'intento di raccontare la vera storia di Vlad III di Valacchia, protagonista del celebre romanzo di Bram Stoker Dracula, un personaggio circondato dalla leggenda che in questo primo volume si rivela per quello che realmente è, un uomo forte e determinato innamorato di una donna per la quale prova un amore che quasi lo corrode con la sua forza. Mi ha subito incuriosita questa serie, un pò per via della fama di Strukul che io stessa ho molto apprezzato come scrittore grazie al suo romanzo I cavalieri del nord, un pò perchè volevo saperne di più riguardo questo personaggio che nell'immaginario comune viene ormai associato ad un vampiro anche se, nonostante la sua sete di sangue, di vampiresco aveva ben poco.

In questo primo volume ci viene prima presentato l'incontro con l'amata Katharina Von Siegel e, in seguito, ci troviamo intorno al 1460 quando Vlad dichiara guerra al popolo Ottomano. La sua storia per me era un mistero, non conoscevo affatto il suo ruolo nella storia e sono molto curiosa di scoprire come si evolverà la situazione nei seguenti due volumi, visto che questo primo fumetto ci ha presentato una storia che appare sin da subito affascinante e, sopratutto, interessante e piena di emozioni e avventure. È, quella di Vlad, una storia violenta e piena di versamenti di sangue e uccisioni, una storia esplicita e a tratti molto forte.

Questo è molto chiaro anche dal tipo di tratto utilizzato per la rappresentare la storia narrata, un tratto che predilige tavole dai coloro cupi nelle quali si gioca su sfumature di neri e grigi interrotte molto spesso dal rosso del sangue o del cappotto del nostro protagonista. Il tratto in sé per sé non è nitido e marcato, al contrario è molto vago e spesso le immagini sono appena abbozzate e perlopiù sfocate, come se fossero state dipinte ad acquarello. Insomma, una scelta artistica molto particolare per un fumetto che presenta una storia a tratti sconosciuta o, molto spesso, trascurata ma raccontata con maestria dalla penna si Strukul e dalla matita di Mutti.

Insomma, un volume che sicuramente vi consiglio di recuperare se avete amato Dracula, se siete appassionati di storia o se, molto più semplicemente, volete saperne di più riguardo la figura si Vlad III di Valacchia e la sua sanguinosa storia.

Cosa ne pensate? Lo leggerete?
Al prossimo post,
Nali <3

giovedì 21 febbraio 2019

Mistress - Sentimento di minaccia

Buongiorno lettori e benvenuti, oggi sono qui per proporvi la mia recensione di un drama che ho visto un po' di tempo fa, un drama un po' diverso dal solito e del quale a mio parere non si parla abbastanza. Sto parlando di Mistress, un drama dal target un po' più adulto rispetto a quelli a cui siamo abituati che mi ha lasciato piacevolmente sorpresa!

Mistress (Korean Drama)-P1.jpg

Trama


Mistress è una serie nella quale mi sono imbattuta per caso mentre cercavo qualcosa di interessante da guardare e da alternare a 13, che non è una serie tv semplice da guardare (e della quale vi parlerò in un post dedicato). Comunque, la trama di Mistress mi ha subito colpita e ho deciso di iniziarla perché mi incuriosiva moltissimo e volevo vedere come avevano sviluppato le varie vicende riguardanti le protagoniste. La serie è tratta da Mistress, la serie tv americana e quello che ci troviamo dinanzi non è un drama convenzionale, è una serie molto più adulta che segue le vite di quattro donne diverse che affrontano in maniera distinta le loro vite e le loro relazioni interpersonali. C’è Se Yeon, madre single dopo che, due anni prima, suo marito è sparito durante un viaggio in Cina, Eun-Soo, una psicologa che ha perso il suo compagno, Jung Won, che cerca di diventare madre, ma che non ci riesce e si sente oppressa da suo marito, un famoso chef, che pensa sia lei il problema, e per ultima, ma non per importanza, Hwa-Young, l’unica delle quattro che rifiuta ogni legame sentimentale. Hwa Young è laureata in legge, ma lavora per un ufficio di avvocati per la quale fa l’investigatrice privata. Per ognuna di queste donne c’è almeno un uomo che contribuisce a complicarle la vita in una trama che si rivela più fitta ad ogni episodio e che porterà a svelare un mistero che era rimasto nascosto per ben due anni e che, adesso, non può non venire alla luce. La storia si sviluppa in più piani, che poi andranno tutti a convergere attorno ad una vicenda principale. Tutto comincia quando Se Yeon inizia a ricevere delle strane telefonate anonime e Eun Soo inizia ad indagare sulla morte del suo vecchio professore del liceo per aiutare il figlio di quest’ultimo, che l’ha avvicinata fingendosi un paziente e che l’ha accusata dell’omicidio. Di qui le vicende si dipanano in quattro parti differenti per poi convergere nella trama principale.


Commento

La trama di Mistress sembra, all’inizio, molto semplice, ma continuando a guardare gli episodi vi accorgerete che non è così. C’è un colpo di scena ad ogni episodio, numerosi personaggi che si rivelano essere l’opposto rispetto a ciò che avevamo immaginato e vicende che vengono svelate man mano che si procede in un’alternanza tra presente e passato che rende il tutto molto più interessante e dinamico. 
Mistress non è assolutamente un drama per tutti, soprattutto se ne cercate uno convenzionale e tranquillo, ma è sicuramente un drama da guardare se amate le storie complesse, storie che non sempre i nostri amici coreani riescono a regalarci, ma qui si sono superati, a mio parere. Oltre la bellissima storia, degne di nota sono le ambientazioni e la colonna sonora che contribuiscono a creare un’atmosfera di mistero attorno a tutta la vicenda.
Altra cosa che mi è piaciuta molto è l’interpretazione dei personaggi, infatti, le quattro attrici che interpretano le protagoniste sono state splendide nel trasmettere le varie emozioni e sensazioni che provavano, la mimica facciale e gli atteggiamenti sono molto veritieri e anche dal punto di vista delle interpretazioni maschili ci sono due/ tre attori che hanno fatto uno splendido lavoro di immedesimazione nel personaggio, credetemi.
L’unica cosa che proprio non mi è piaciuta è stata la fotografia, infatti, ci sono alcune scene che vengono troncate di netto, scene sulle quali si doveva indugiare maggiormente per enfatizzare un certo atteggiamento o avvenimenti, ma che sono state tagliate bruscamente. Questo è l’unico elemento negativo che ho riscontrato che, nel complesso non è molto rilevante, ma analizzando i vari episodi è ben visibile e potrebbe dare fastidio come ha fatto con me.

Insomma, nel complesso Mistress è un drama che mi ha colpito molto e che merita di essere guardato se siete amanti dei drama coreani e cercate qualcosa di diverso e ben fatto! 

Cosa ne pensate? Lo avete visto?
Al prossimo post,
Nali <3

martedì 12 febbraio 2019

La ragazza nell'ombra di Lucinda Riley - Recensione

Buongiorno lettori e benvenuti, oggi sono qui per parlarvi di La ragazza nell'ombra di Lucinda Riley, terzo volume della serie Le sette sorelle, edito Giunti Editore (al prezzo di 8.99 euro in digitale e di 14.90 euro in cartaceo - potete acquistarlo QUI al 15% di sconto).


Silenziosa ed enigmatica, appassionata di letteratura e cucina, Star è la terza delle sei figlie adottive del magnate Pa' Salt e vive da sempre nell'ombra dell'esuberante sorella CeCe. Fin da piccole le due sono inseparabili: hanno un linguaggio segreto che comprendono solo loro e hanno passato gli ultimi anni viaggiando per il mondo, guidate dallo spirito indomito di CeCe, di cui Star è abituata ad assecondare ogni desiderio. Ma adesso, a solo due settimane dalla morte del padre, CeCe decide che per entrambe è arrivato il momento di fissare un punto fermo nelle loro vite e mostra a Star il magnifico appartamento sulle rive del Tamigi che ha intenzione di comprare per loro. Per la prima volta nella sua vita, però, Star sente che qualcosa in lei è cambiato: quel rapporto quasi simbiotico sta rischiando di soffocarla. È ora di trovare finalmente la propria strada, cominciando dagli indizi che Pa' Salt le ha lasciato per metterla sulle tracce delle sue vere origini: una statuetta che raffigura un gatto nero, il nome di una donna misteriosa vissuta quasi cent'anni prima e il biglietto da visita di un libraio londinese. Ma cosa troverà tra i volumi polverosi di quella vecchia libreria antiquaria? E dove vuole condurla realmente Pa' Salt?

Aspettavo di leggere questo romanzo da almeno un annetto e devo dire che rispetto ai primi due della serie l'ho trovato sottotono, ma partiamo dall'inizio.
Il terzo volume del romanzo è dedicato alla terza delle sorelle, Star, una ragazza silenziosa ed enigmatica che è cresciuta all'ombra di sua sorella Cece, la quale è come una gemella per lei. Cece e Star vivono a Londra alla morte di Pa' Salt e sono inseparabili sino a quel fatidico momento che cambierà le vite di tutti i membri di questa strana e splendida famiglia. La storia di Star si svolge nella brughiera inglese, così come quella della sua presunta antenata. Non vi dico altro sulla trama, perchè non vorrei farvi spoiler...

Come sempre mi è piaciuto molto il concept dell'intero romanzo, la ricerca di se stessi e delle proprie origini. La storia segue più o meno le stesse dinamiche delle altre due, la differenza sta nell'atteggiamento di Star nei confronti dei cambiamenti che la sua vita sta subendo e delle novità che stanno sconvolgendo l'armonia che si era creata, seppur forzatamente, tra lei e Cece. Star è una persona molto insicura e fragile e forse è questo che non mi ha fatto proprio impazzire del romanzo, infatti, ho trovato che alcune sue decisioni e atteggiamenti rendessero le vicende troppo lunghe e andassero ad allungare il brodo inutilmente rendendo il romanzo troppo lento e strascicato in alcuni punti. Al contrario, le parti riguardanti il passato e quindi il secondo punto di vista narrativo del romanzo mi sono sembrate davvero molto interessanti, soprattutto vista la ricostruzione storica che l'autrice ha saputo introdurre nel romanzo, inserendo personaggi realmente esistiti le cui storie si andavano ad intrecciare a quelle della nostra seconda protagonista, Flora.
Grande punto forte non solo di questo romanzo, ma dell'intera serie, è proprio l'alternanza tra presente e passato perchè attraverso le storie degli antenati delle varie protagoniste Lucinda Riley ci porta in giro per il mondo e per la storia, alla scoperta di eventi storici appartenenti a parti del mondo sempre diverse e inaspettate.

Per quanto riguarda lo stile di scrittura, quello della Riley è sempre molto semplice e scorrevole, infatti, nonostante i suoi romanzi siano molto lunghi, la lettura non è per nulla pesante, anzi le storie sono così interessanti e coinvolgenti che non si riesce proprio a smettere di leggere, soprattutto perchè, almeno io, non vedevo l'ora di scoprire cosa fosse successo a Flora e cosa sarebbe successo a Star. 

Per quanto riguarda la sottotrama che lega tutti e sette i romanzi, in questo romanzo la ricerca della verità riguardo la morte di Pa'Salt viene in un certo senso arrestato, infatti, Star non indaga come sua sorella Ally riguardo la morte di suo padre, ma abbiamo diversi elementi che ci fanno capire che il mistero è davvero molto più complesso di quello che ci era stato mostrato nel primo volume e io sono proprio curiosa di scoprire cosa verrà fuori nel fatidico settimo volume conclusivo di questa serie! 

Quindi, nonostante fosse un po' sottotono rispetto agli altri, questo romanzo presenta diversi elementi che lo hanno reso unico e davvero interessante, quindi se cercate una serie scritta bene e con delle storie intriganti e coinvolgenti, Lucinda Riley fa per voi e non potete farvi scappare questa fantastica saga di libri, credetemi!

Cosa ne pensate? Lo leggerete?
Al prossimo post,
Nali <3

sabato 9 febbraio 2019

La donna perfetta di Magda Stachula - Recensione

Buongiorno lettori e benvenuti, oggi vi propongo la recensione di La donna perfetta di Magda Stachula, edito Giunti Editore (al prezzo di 19.00 euro in versione cartacea e di 9.99 euro in digitale - potete acquistarlo QUI con il 15% di sconto).


Bella, colta, indipendente, Anita ha trent'anni e una vita apparentemente perfetta. Finché il suo matrimonio con Adam non entra in crisi: i due non riescono ad avere un figlio, e poco a poco quello che per Adam è un desiderio, per Anita diventa una vera e propria ossessione. Lavorando su internet, Anita non esce quasi più di casa e passa le giornate cercando online giocattoli e vestitini per il suo bambino. Bambino che però, nonostante le cure per la fertilità consigliate dalla ginecologa, continua a non arrivare. La sua unica distrazione ormai è spiare il mondo esterno attraverso l'occhio delle webcam situate nelle varie città. Intanto Adam, esasperato dagli sbalzi di umore e dagli improvvisi scatti di rabbia della moglie, passa sempre più tempo fuori casa e cerca consolazione altrove. Finché nell'appartamento cominciano a succedere cose strane... Anita trova un vestito nell'armadio che non ricorda di aver mai avuto: è sicura che non sia suo. E di lì a poco, nella sua borsa, compare un rossetto. A chi appartengono quegli oggetti? Suo marito ha portato in casa un'altra donna? Oppure è tutto frutto della sua paranoia, come sostiene Adam? Sta impazzendo, o davvero qualcuno sta tentando di insinuarsi nella sua vita facendo leva sulle sue insicurezze?

Avevo grandi aspettative riguardo questo romanzo, soprattutto perchè era molto tempo che non leggevo thriller, quindi ero molto curiosa. Quello che ho trovato leggendo questo romanzo non è quello che mi aspettavo e se da un lato sono rimasta sorpresa dalla piega che ha preso il romanzo, dall'altro non posso dire di essere rimasta completamente soddisfatta dalla lettura.

La storia è quella di Anita e Adam, una coppia in piena crisi per via dell'infertilità di lei. Avere un figlio è ormai diventata un'ossessione per Anita, che costringe suo marito a sottoporsi a trattamenti e ad una rigida tabella di marcia. Alla loro storia si intrecciano quelle di Marta e di Eric, una donna in cerca di vendetta ed un'artista che ha accettato dei lavori non proprio legali. Tra tradimenti, misteri e qualche incidente che porterà Anita sull'orlo di un crollo emotivo, le storie dei nostri quattro personaggi si evolveranno sino a convergere in un unico luogo dove tutto avrà fine.
La trama è, sicuramente, più complessa di quello che vi ho potuto spiegare io, ma non vorrei farvi spoiler quindi mi limiterò a questi piccoli indizi che vi danno un quadro generale delle vicende narrate nelle trecento e passa pagine del romanzo.

I personaggi sono davvero ben caratterizzati, soprattutto Anita, la cui psicologia è analizzata dettagliatamente per darci un quadro davvero chiaro e nitido di ciò che le passa per la testa durante tutto il romanzo. Devo dire che i quattro protagonisti non mi sono molto piaciuto sotto il punto di vista caratteriale, infatti, sono personaggi a tratti davvero irrazionali e insopportabili, i quali cercano di giustificare le loro azioni trovando delle scuse in un passato doloroso o in un presente che non li soddisfa appieno. Insomma, sono personaggi che non si prendono le loro responsabilità e che non accettano il fatto che tutto ciò che gli succede sia la conseguenza delle loro azioni. Sopratutto Adam e Marta mi hanno irritata, seppur per motivi distinti, per quasi tutto il romanzo in quanto ho trovato le loro giustificazioni senza un reale senso logico.

Per quanto riguarda la trama, è strutturata in modo che vi siano diversi colpi di scena, soprattutto nella seconda parte del romanzo, i quali portano alla conclusione della storia. Per quanto i colpi di scena io non me li aspettassi minimamente, e qui c'è da riconoscere all'autrice la capacità di nascondere bene i suoi indizi, il finale vero e proprio mi ha lasciata alquanto perplessa e con un senso di delusione latente che ancora non riesco a farmi passare. Ho trovato troppo sbrigativo e semplice il finale proposto dall'autrice, la quale ha cercato di concludere la vicenda di modo da concedere il lieto fine a parte dei suoi personaggi, ma così facendo ha reso una trama con un certo potenziale assolutamente banale e insensata.

Comunque, in generale, il romanzo è ben scritto e la trama è ben organizzata (tralasciando lo scivolone finale un po' meh) oltre che originale per quanto riguarda il "movente" di colui che è dietro tutta la vicenda. Sicuramente un thriller carino, non eccezionale, ma di intrattenimento per momenti in cui si cerca qualcosa di non troppo impegnativo, ma con qualche colpo di scena.Consigliato per coloro che non amano i thriller violenti e per tutti coloro che apprezzano un bel thriller senza troppe pretese.

Lo avete letto o avete intenzione di leggerlo?
Al prossimo post,
Nali <3

lunedì 4 febbraio 2019

Sei il mio destino di Giulia Ross - Review Party

Buon pomeriggio lettori e benvenuti, oggi sono qui per proporvi la mia recensione per il Review party dedicato a Sei il mio destino di Giulia Ross, edito Newton Compton (al prezzo di 1.99 euro in versione digitale - potete acquistarlo QUI).

Sei il mio destino di [Ross, Giulia]

Un nome. Un tatuaggio sul cuore e un ricordo doloroso. Questo è ciò che è rimasto di Emerald nella vita di Andrew. Lui ora vive con Eva, la sua mistress e insieme migliore amica, tentando di dimenticare il suo primo e perduto amore. I sentimenti per Emerald tuttavia sono troppo forti per soffocarli e adesso è arrivato il momento di affrontarli, in un modo o in un altro. È così che Andrew racconta la sua storia, dal primo incontro con il ragazzo dagli occhi color smeraldo, prigionieri nella villa di Madame, fino all’ultimo momento trascorso insieme e alla promessa di amarsi per sempre. Gli anni sono passati e ritrovarsi sembra ormai impossibile. Proprio quando tutto sembra perduto, però, un viaggio inaspettato e il matrimonio di un membro della famiglia di Eva aprono le porte a una nuova avventura. Le strade del destino sono come fiumi sulla terra, che scorrono separati per poi infine rincongiungersi nel mare. Sapranno Andrew ed Emerald ritrovarsi con la forza del loro amore?


Sei il mio destino è un m/m, spin off della Colors series di Giulia Ross. Nonostante ciò, pur non avendo letto gli altri romanzi della serie, potete tranquillamente leggere questo qui, proprio come ho fatto io.
Il romanzo racconta la storia di Andrew e Emerald attraverso dei flashback che spiegano il loro passato, un passato oscuro e pieno di tormenti che ha segnato le loro vite in maniera permanente. E', infatti, a causa del giro di prostituzione di Madame che i due si sono incontrati ed è proprio a causa di esso che le loro strade si separeranno. E' parlando con Eva che la loro storia verrà a galla riportando alla luce anche i tormenti del passato.

La storia che viene raccontata, soprattutto il sistema di rapimento e prostituzione orchestrato da Madame mi ha ricordato molto quello di un altra serie, sempre dello stesso genere, anche se con alcun varianti rilevanti. In generale mi ha colpito molto la complessità del sistema che ci viene presentato, oltre che la cattiveria degli artefici di tale sistema.

Per quanto riguarda i personaggi, li ho trovati tutti ben caratterizzati e, soprattutto, ho trovato molto originale il fatto di assegnare i nomi ai personaggi in base alle loro caratteristiche fisiche. Questo non solo ha contribuito alla caratterizzazione di ciascun personaggio, ma anche a dare originalità all'intero sistema e alla trama. I personaggi che più mi hanno colpito sono i colori, un arcobaleno di personalità che danno vitalità alla narrazione e rendono l'atmosfera cupa del palazzo di Madame, un po' più vivibile. Tra di essi spiccano sicuramente Purple e Emerald, che sono anche i due con cui Andrew entra maggiormente in contatto durante la sua permanenza nella villa.

Sei il mio destino è un romance dai toni cupi ben costruito e con una trama complessa e a tratti originale e inaspettata che vi terrà incollati alle pagine in attesa di scoprire come si evolverà la situazione la storia dei nostri due protagonisti. Se amate i romance e, soprattutto, se amate gli m/m con un po' di suspance ve lo consiglio!

Cosa ne pensate? Lo leggerete?
Al prossimo post,
Nali <3 

venerdì 18 gennaio 2019

Sharp Objects e l'insondabilità della psiche umana

Buongiorno a tutti e benvenuti, oggi sono qui per parlarvi di una delle miei ultime visioni, Sharp Objects, una mini serie targata HBO e tratta dal romanzo "On the skin" di Gillian Flynn.



La protagonista, Camille Preaker, è una giornalista di cronaca nera, vive una vita sregolata ed è un'alcolista. A seguito della scomparsa di due ragazzine nella sua città natale, Wind Gap, il suo capo decide di mandarla come reporter sul campo.
Camille è quindi costretta a tornare a vivere in casa di sua madre Adora e a conoscere la sua sorellastra più piccola Amma. Si troverà suo malgrado a dover vivere ancora una volta le dinamiche della piccola cittadina del Missouri (omofobia, razzismo, la rivalità tra le donne e il machismo degli uomini), i difficili rapporti con la famiglia e a ripercorrere i traumi del passato.

Sharp Objects è una mini serie di otto puntate da 50 minuti circa, tratta dal romanzo "Sulla pelle" di Gillian Flynn e creata da Marti Noxon. La serie ha ricevuto tre candidature ai Golden Globes ed ha come protagoniste Amy Adams, Patricia Clarkson e Eliza Scanlen.
Di genere drammatico, la miniserie presenta anche numerosi elementi di thriller e gialli, infatti, la storia si incentra su una serie di omicidi che colpiscono Wind Gap, una piccola cittadina del sud dalla quale proviene Camille Preaker, giornalista incaricata di scrivere un articolo sulla vicenda in quanto voce interna alla comunità. Il ritorno a casa di Camille porterà alla luce una serie di avvenimenti che hanno segnato il suo passato e la sua psicologia andando a minare il suo benessere e rendendola un'alcolizzata sull'orlo di un precipizio dal quale tenta di allontanarsi da tempo.
Nonostante il nodo dell'intera serie siano le sparizioni e gli omicidi che si susseguono nella tranquilla e noiosa Wind Gap, al centro della narrazione c'è, in realtà, l'instabilità psicologica della protagonista. I vari particolari e i diversi input lasciati qua e là durante la narrazione rivelano un passato doloroso e una serie di circostanze che, nonostante siano risapute a livello locale, vengono tenute nascoste dalla comunità che preferisce ignorare determinati atteggiamenti e vedere solo ciò che è più semplice vedere e comprendere. La protagonista è una donna spezzata, una donna che tenta di fuggire dal suo passato, ma che al contempo tenta di analizzarlo e comprenderlo.

L'intera narrazione è basata su input visivi e uditivi che risvegliano sensazioni e avvenimenti che ci vengono presentati come sprazzi di pensieri  apparentemente casuali ma che, alla fine, vanno tutti a completare un puzzle che ci mostra quanto sia controverso, oscuro e crudele l'animo umano e quanto fragile possa essere un individuo. Devo dire che la fotografia ga contribuito molto a creare l'atmosfera perfetta perché determinate sensazioni ed emozioni fossero convenute a chi guarda la serie, infatti, i giochi di luce e le varie inquadrature sono molto evocative nella loro particolarità e vi sono diverse scene suggestive e molto significative che non avrebbero avuto la stessa intensità senza questa resa fotografica/grafica. Inoltre, vi è un'atmosfera cupa che circonda le vicende come un alone e lo si nota anche dai colori e dalle luci, infatti, sembra sempre di essere in penombra, non vi è quasi una luce viva e brillante, quasi l'atmosfera della città rispecchiasse lo stato d'animo dei suoi abitanti, così come le loro abitazioni e i luoghi che frequentano quotidianamente, il che stona con il loro atteggiamento quasi troppo allegro e mondano dinanzi a ciò che si sta verificando nella loro piccola cittadina.
Per quanto riguarda i vari personaggi, anche qui i giochi fotografici e le varie inquadrature hanno contribuito a trasmettere le emozioni di ciascuno di essi, soprattutto quelle della nostra protagonista e della sua sorellastra, due persone cresciute in maniera differente nello stesso contesto famigliare, due persone molto diverse, ma incredibilmente affini nel loro atteggiamento nei confronti della vita e tutto il vuoto che sentono, il vuoto che cercano di annegare attraverso metodi non proprio ortodossi, è percettibile, quasi palpabile, attraverso le diverse scene e la colonna sonora, sempre molto calzante.

Le interpretazioni, poi, rendono la serie ancor più degna di nota, ma penso che non debba di certo dirvi che Amy Adams interpreta in maniera strabiliante il suo ruolo trasmettendo tutta la sofferenza del suo personaggi al pubblico e lo stesso vale per Patricia Clarkson aka Adora Crelinn, madre dell'anno e donna più controversa dell'intera cittadina. Andando ad analizzare in profondità la serie si nota che vi sono tematiche davvero molto varie, dallo stupro, alla malattia mentale, all'autolesionismo all'abuso di sostanze stupefacenti e alcool, insomma, una lista di temi non semplici da affrontare ma che vengono trattati con profondità e accortezza negli otto episodi di questa miniserie, senza essere presi alla leggera o minimizzati ed è proprio per questo che Sharp Objects non è una serie per tutti, perché va compresa in profondità, analizzata sin nei minimi dettagli per carpirne ogni più misero messaggio nascosto.


È una serie che merita di essere guardata, ma che ha bisogno di un pubblico che sappia apprezzarla e che possa reggerla, perché non è una serie semplice e non è assolutamente per tutti. È una serie violenta, crudele che affronta argomenti molto scomodi e lo fa con condizione di causa ed è per questo che mi sento di consigliarla soltanto a coloro che non sono sensibili alla violenza o al sangue o che sanno di non poter reggere determinate tematiche, perché è una serie forte ed esplicita in tutto ciò che mette in scena.


Questo è tutto con la recensione di oggi, spero che vi sia stata utile!
Al prossimo post,
Nali <3