lunedì 2 dicembre 2019

Abigail di Magda Szabò - Recensione

Buongiorno a tutti lettori e benvenuti, oggi parliamo di Abigail di Magda Szabò, edito Edizioni Anfora (al prezzo di 18.00 euro in versione cartacea - potete acquistarlo QUI).

 

Seconda guerra mondiale: un generale dell'esercito ungherese, vedovo, segretamente nelle liste di coloro che non desiderano il conflitto, decide di proteggere l'unica figlia inserendola in un isolato collegio. Comincia per Georgina Vitay un duro percorso formativo tra le mura dell'austero istituto dalle rigide regole, verso una crescita che la porterà a vedere la realtà sotto la superficie, tra conflitti con le compagne, ribellioni, insofferenza verso gli insegnanti. La osservano la misteriosa Abigail, una statua che pare avere misteriosi poteri, ed il segreto protettore inserito nel collegio dal padre che la veglia in incognito. Seconda edizione con un saggio inedito inserito nella Postfazione, scritto da Magda Szabó, sulla genesi del romanzo.  

Era da tempo che volevo recuperare qualcosa della Szabò, un'autrice ungherese che negli ultimi anni è divenuta sempre più conosciuta in Italia e che è riuscita a conquistare moltissimi lettori. La mia curiosità riguardo i suoi romanzi e la sua scrittura era così forte che ho deciso di recuperare Abigail, pubblicato un paio di anni fa in Italia e romanzo che un po' tutti consigliano di leggere tra i suoi. 

La storia che ci viene raccontata ha come sfondo l'ungheria della seconda guerra mondiale, un paese flagellato da una guerra che sin dall'inizio era stata persa, ma che le aspirazioni nazionaliste e le bugie del governo avevano voluto portare avanti senza cura nei confronti delle perdite umane. 
Seguiamo le vicende di Georgina Vitay, figlia di un generale dell'esercito ungherese costretta, da un giorno all'altro all'inizio della guerra, ad andare in collegio in un posto remoto del paese, Arkord, una piccola cittadina cattolica fatta di palazzine bianche e poche vie tutte uguali. Georgina si sentirà un pesce fuor d'acqua nell'ambiente dell'istituto all'interno del quale viene portata, ma circostanze a lei sconosciute non le permettono di tornare a casa e la sua unica consolazione è sapere che un misterioso individuo aiuta le ragazze dell'istituto nascondendosi dietro l'identità di Abigail, la ragazza la cui statua è al centro del giardino della scuola. 

Non avevo grandi aspettative riguardo questo romanzo, ma la Szabò è riuscita a sorprendermi con la trama che è riuscita ad intessere intorno ai pochi elementi che ci vengono spiegati nella sinossi. La storia di Georgina Vitay nasconde una serie di trame e sottotrame che man mano che si procede con la lettura vengono svelate al lettore, il quale non può fare altro che continuare a leggere, catturato dalla storia e dallo stile fluido e scorrevole della Szabò. 
La storia è resa interessante e dinamica da diversi misteri che l'autrice inserisce durante la narrazione e che riesce a gestire in maniera geniale, portandoci a scoprire man mano nuovi aspetti di questa storia che, alla fine, racconta di guerra e sofferenze attraverso le vite di un gruppo di ragazze chiuse all'interno di un istituto cattolico molto rigido ed estremamente selettivo. 

I personaggi sono moltissimi, alcuni solo citati, altri sviluppati in maniera più approfondita, anche se la protagonista del romanzo è Georgina, la quale racconta la storia da narratore onniscente, in quanto ci spiega cos'è successo durante i suoi anni all'istituto come se stesse condividendo i suoi ricodi di quel periodo con un diario o con una cara amica. Questa scelta narrativa mi è piaciuta molto, soprattutto perchè così abbiamo l'occasione di consocere non solo i sentimenti di Georgina al tempo della guerra, ma anche le sue sensazioni successive e le sue impressioni alla luce delle verità scoperte in seguito agli avvenimenti. 
Tra gli altri personaggi mi hanno colpito Koning, l'uomo che in assoluto Gina ha odiato maggiormente durante la sua permanenza all'istituto e Szusanna, una donna che nel suo piccolo ha saputo rendere la permanenza di Gina più piacevole, nonostante il suo essere rigita e intransigente.

Insomma, un primo approccio alla letteratura ungherese davvero positivo, quindi adesso voglio recuperare gli altri testi della Szabò al più presto!
Ve lo consiglio, soprattutto se amate i romanzi ambientati nel passato, soprattutto durante la guerra, e se volete scoprire un altra faccia della letteratura europera novecentesca, un lato più nascosto, ma sicuramente meritevole di ricevere attenzioni, credetemi.

Cosa ne pensate? Lo avete letto o avete intenzione di recuperarlo?
Al prossimo post,
Nali <3

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